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Luce sui Parchi chiude con oltre 30mila presenze: la Locride punta sull’archeologia e cambia il racconto del territorio

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    Trentamila persone in una settimana, tra parchi archeologici, ville romane, musei e teatri antichi. Ma il risultato di “Luce sui Parchi – La storia che viene dal mare” non si misura soltanto nei numeri. Per sei giorni la Locride ha provato a raccontarsi partendo da ciò che custodisce da secoli, trasformando l’archeologia da sfondo degli eventi a ragione stessa del viaggio.

    Dal 24 al 30 agosto, nel cuore dell’ultima parte dell’estate, oltre 30mila presenze hanno accompagnato spettacoli, talk, visite guidate, presentazioni editoriali ed esperienze costruite attorno ai territori. Un risultato che, per l’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese, conferma la possibilità di costruire in Calabria una proposta capace di andare oltre la tradizionale attrazione balneare e di fare della cultura anche un motore economico.

    La manifestazione, promossa dal Dipartimento Turismo della Regione Calabria nell’ambito di Calabria Straordinaria e attuata dall’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria, ha coinvolto la Fondazione Calabria Film Commission, l’Accademia Senocrito per la direzione artistica, la Direzione Regionale Musei nazionali Calabria, le amministrazioni locali e numerosi soggetti del territorio, con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria e del Ministero del Turismo.

    Ed è proprio sulla Locride che Calabrese concentra il primo elemento del bilancio. Un territorio troppo spesso conosciuto fuori dalla Calabria attraverso narrazioni differenti è stato posto al centro di una programmazione che ne ha mostrato il patrimonio storico e culturale, restituendo visibilità a uno dei paesaggi archeologici più importanti del Mediterraneo.

    La risposta del pubblico è arrivata anche in un momento particolare della stagione. Migliaia di visitatori hanno raggiunto i luoghi della manifestazione nell’ultima settimana di agosto, quando normalmente il flusso legato alle vacanze estive comincia a diminuire. Un segnale che, secondo l’assessore, dimostra l’esistenza di una domanda culturale capace di muovere persone anche indipendentemente dal mare.

    La vera scommessa di “Luce sui Parchi”, però, è stata soprattutto un’altra: non utilizzare l’archeologia come semplice cornice scenografica per ospitare grandi artisti, ma costruire l’intera manifestazione attorno ai siti e alla loro storia.

    Locri Epizefiri, l’Antica Kaulon, il Teatro greco-romano di Portigliola e la Villa Romana di Casignana sono così diventati tappe di un unico racconto contemporaneo.

    Il percorso era iniziato il 24 agosto a Locri Epizefiri, tra archeologia, Mediterraneo e produzioni identitarie, prima dello spettacolo di Alessandro Siani all’Arena Epizefiri. Il 26 agosto sul palco è arrivata Loredana Bertè, mentre il giorno successivo, nell’area dell’Antica Kaulon a Monasterace, Fabio Macagnino con “Movimento Terra” e l’Orchestra del Conservatorio Cilea di Reggio Calabria hanno portato la musica dentro uno dei paesaggi archeologici più suggestivi della costa ionica.

    Il 28 agosto è stata la volta di Carmen Consoli a Locri, seguita il 29 da Sebastiano Somma, protagonista nel Teatro greco-romano di Portigliola con “Il vecchio e il mare” di Hemingway. A chiudere il viaggio, il 30 agosto, è stata Tosca nella Villa Romana di Casignana.

    Due artiste, in particolare, hanno finito per sintetizzare lo spirito dell’intero progetto. Carmen Consoli ha ricordato come si possa vivere «di pane e Divina Commedia», mentre Tosca ha legato la valorizzazione dei territori alla capacità di riconoscere e custodire gelosamente ciò che appartiene alle comunità.

    Gli appuntamenti, presentati da Domenico Gareri, sono stati accompagnati dai talk condotti da Maria Teresa D’Agostino, dalle visite guidate, dalle presentazioni editoriali e dai percorsi dedicati alle produzioni locali. Anche il gusto è entrato così nel racconto della Locride, mettendo in relazione agricoltura, costa, entroterra e patrimonio culturale.

    Attorno alla manifestazione si è costruita infatti una rete che ha coinvolto amministrazioni comunali, musei e parchi archeologici, GAL Terre Locridee, operatori, produttori e realtà culturali. La direzione artistica dell’Accademia Senocrito, con Saverio Varacalli, ha tenuto insieme linguaggi e pubblici differenti all’interno di un unico percorso.

    Per Calabrese, quella del 30 agosto non rappresenta quindi una conclusione. L’esperienza della Locride viene considerata un modello da sviluppare ulteriormente, portando la stessa impostazione in altri siti archeologici della regione: non replicare semplicemente un festival, ma estendere un metodo capace di unire patrimonio, spettacolo, territorio e fruizione.

    È forse questo il lascito più evidente di “Luce sui Parchi”. Per una settimana la storia non è rimasta immobile dietro una teca. I mosaici di Casignana, il Teatro di Portigliola, il Drakon di Kaulon e Locri Epizefiri sono tornati dentro il presente, collegando ciò che la Calabria è stata a ciò che vuole diventare.

    Una visione condivisa anche dall’Ente Parchi Marini Regionali della Calabria, guidato dal direttore generale Raffaele Greco. L’esperienza della Locride ha mostrato come il mare non possa essere separato dai borghi, dall’archeologia, dalla ruralità, dalle produzioni e dal paesaggio che lo circondano.

    È la stessa impostazione che accompagna il progetto “Mare Dentro”: non una somma di attrattori chiamati a competere fra loro, ma una Calabria proposta come destinazione unica e integrata, capace di moltiplicare le ragioni del viaggio e di provare a vivere di turismo non soltanto nei mesi estivi.

    E quei 30mila visitatori, arrivati alla fine di agosto per attraversare luoghi vecchi di millenni, diventano allora qualcosa di più di un dato statistico: la prova che l’archeologia può tornare a essere parte viva dell’identità contemporanea e, insieme, trasformarsi in reputazione, economia e futuro.

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