A Montepaone “Kalea”: un racconto corale di donne, memoria e libertà foto

Partecipata presentazione del libro di Maria Cristina Romano

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    Partecipata presentazione del libro di Maria Cristina Romano. Iorfida guida il confronto con Pungitore, Grandinetti e Claudia Celi: dalle radici calabresi alla possibilità di scegliere il proprio destino. L’abbraccio finale della comunità all’autrice

    Un libro dedicato alle donne, alla Calabria, alla memoria, ma soprattutto alla possibilità di trasformare ciò che si eredita in una scelta consapevole. È stato questo il filo conduttore della partecipata presentazione di Kalea (ed. La Mongolfiera), il volume di Maria Cristina Romano, svoltasi al Gatsby di Montepaone Lido davanti a un pubblico davvero numeroso.

    A condurre l’incontro è stato Antongiulio Iorfida, che ha moderato la serata, presentando l’autrice e i relatori e accompagnando con cultura e competenza il pubblico dentro i diversi temi dell’opera. Al tavolo sono intervenuti il professor Francesco Pungitore, il giornalista e conduttore televisivo Luigi Grandinetti e la modella e conduttrice televisiva Claudia Celi. Presente anche Luce Catanzariti, fotografa che ha firmato gli intensi scatti in bianco e nero che accompagnano e completano il percorso narrativo del libro.

    A portare il saluto istituzionale è stato il sindaco di Montepaone, Mario Migliarese, che ha sottolineato il valore culturale dell’iniziativa e rivolto all’autrice l’apprezzamento dell’amministrazione comunale.

    Il cuore della discussione si è acceso già dalle prime pagine. Iorfida ha scelto di leggere Consapevolezza, il testo che apre il percorso di Kalea, soffermandosi in particolare su quell’esortazione spezzata graficamente e semanticamente in due parole: «Libera. Mente». Un passaggio che invita le donne a imparare ad appartenere a se stesse e a scegliere liberamente, uno dei nuclei più forti dell’intera opera.

    Da qui si è sviluppata una riflessione sul ruolo storico della donna nella società calabrese e sulle molte forme di un “matriarcato” sostanziale, spesso lontano dalle definizioni teoriche ma profondamente presente nella vita quotidiana: donne capaci di reggere famiglie intere, amministrare la casa, crescere figli, affrontare assenze, partenze, lutti e difficoltà economiche, diventando in molti casi il vero asse attorno al quale ruotavano le comunità.

    Su questa stessa linea si è inserito Luigi Grandinetti, che ha intrecciato i temi di Kalea con ricordi e aneddoti della propria storia familiare, restituendo una dimensione concreta e personale a quel modello di donna forte e silenziosamente centrale che appartiene a tanta memoria del Sud.

    Un taglio più propriamente filosofico è stato proposto da Francesco Pungitore, che ha individuato nel libro una tensione continua tra appartenenza e libertà, ponendo una domanda: quanto di ciò che siamo ci viene consegnato e quanto, invece, possiamo scegliere di diventare?

    Significativo, in questo senso, il riferimento al capitolo Radici, nel quale le donne calabresi vengono invitate a viaggiare, studiare, nutrirsi di cultura e sentirsi cittadine del mondo, potendo poi tornare nella propria terra “se vogliono”. Due parole nelle quali Pungitore ha individuato uno dei passaggi filosoficamente più rilevanti del libro: la trasformazione della radice da vincolo a possibilità.

    Il suo intervento ha toccato anche Simone de Beauvoir e il tema della costruzione dell’identità femminile, fino ad arrivare alla parola forse decisiva di Kalea: scelta. Scegliere non significa cancellare il passato, ma impedire che sia il passato a scegliere per noi. Da qui l’idea della memoria non come ritorno nostalgico all’indietro, ma come strumento per procedere avanti: dal destino alla scelta, dall’appartenenza ricevuta all’appartenenza consapevole, fino alla capacità di appartenere finalmente a se stessi.

    Particolarmente intenso anche l’intervento di Claudia Celi, già Miss Calabria 2024, che nel libro non è soltanto una delle figure legate al progetto, ma soprattutto è figlia di Maria Cristina Romano. Claudia ha raccontato il rapporto con la madre, indicandola come esempio e fonte di ispirazione, e ricordando il sostegno dato affinché questa “piccola-grande” impresa editoriale potesse finalmente vedere la luce.

    Un progetto, quello di Kalea, rimasto troppo a lungo nel cassetto dei sogni e che, secondo Celi, meritava invece di essere condiviso. Nel suo racconto è emersa così anche un’altra dimensione del volume: non soltanto un libro sulle donne, ma un’opera nata concretamente dentro una relazione tra generazioni, nel passaggio di esperienze, valori e incoraggiamenti tra madre e figlia.

    Nel corso della serata non sono mancati gli interventi del pubblico, che hanno ulteriormente arricchito il confronto. Domande, testimonianze e riflessioni hanno trasformato la presentazione in un dialogo collettivo, ben oltre il tradizionale schema della presentazione editoriale.

    E proprio il pubblico ha regalato all’autrice il momento forse più significativo della serata: lunghi applausi e un vero e proprio abbraccio collettivo della comunità montepaonese, testimonianza non soltanto dell’apprezzamento per l’opera, ma anche dell’affetto e dell’amicizia che circondano Maria Cristina Romano.

    Kalea diventa così un viaggio attraverso parole come consapevolezza, eredità, memoria, radici, dolore, dignità, amore, rinascita e rivoluzione. Un mosaico nel quale la Calabria non costituisce semplicemente lo scenario, ma diventa parte dell’identità delle donne raccontate: una terra dalla quale partire, alla quale tornare, ma soprattutto con la quale continuare a dialogare.

    Il volume è già disponibile per l’acquisto online e, a partire dal mese di settembre, arriverà anche nelle librerie.

    VIDEO: https://youtu.be/ZPzTV8WCH9E

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