SCUOLE E CALDO, 20 MILIONI PER IL RAFFRESCAMENTO. IL CNDDU: «PRIMO PASSO, ORA SERVE UN PIANO NAZIONALE DA 1,5 MILIARDI»
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Venti milioni di euro per affrontare subito il caldo nelle scuole, ma la vera sfida sarà trasformare l’emergenza delle temperature sempre più elevate in una politica strutturale per l’edilizia scolastica italiana. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie favorevolmente lo stanziamento disposto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’acquisto di apparecchi e dispositivi destinati al raffrescamento degli ambienti scolastici, chiedendo però che il provvedimento diventi il punto di partenza di una programmazione molto più ampia.
Per il CNDDU, infatti, la misura rappresenta innanzitutto il riconoscimento economico di un problema che non può più essere considerato occasionale. Periodi di caldo sempre più frequenti e prolungati impongono di inserire l’adattamento climatico degli edifici scolastici nella programmazione ordinaria, superando progressivamente la logica degli interventi legati alla sola emergenza estiva.
Il Coordinamento richiama così la proposta già avanzata al ministro Giuseppe Valditara: un programma nazionale triennale da 1,5 miliardi di euro destinato all’adattamento climatico del patrimonio scolastico. Due misure, precisa il CNDDU, con funzioni differenti. I 20 milioni rispondono alle necessità più immediate; il piano triennale dovrebbe invece integrare raffrescamento, adeguamento degli impianti ed efficientamento energetico.
Ed è proprio qui che si apre il nodo più complesso. Acquistare un climatizzatore o un dispositivo di raffrescamento non significa automaticamente poterlo utilizzare in maniera efficace e sostenibile. Una scuola con infissi inefficienti, scarso isolamento, forte esposizione solare o impianti elettrici non adeguati potrebbe richiedere ulteriori investimenti e produrre negli anni costi energetici particolarmente elevati.
Per questo, secondo il Coordinamento, il valore dell’intervento non può essere misurato soltanto contando le apparecchiature acquistate. Bisognerà considerare anche installazione, eventuali lavori tecnici, consumi, manutenzione e, più in generale, il costo dell’intero ciclo di vita degli impianti. Il rischio, altrimenti, è risolvere una criticità nell’immediato trasferendo una parte rilevante della spesa sui bilanci futuri.
C’è poi il tema delle competenze. Le istituzioni scolastiche possono acquistare dispositivi, ma gli interventi strutturali sugli immobili coinvolgono direttamente gli enti territoriali proprietari degli edifici. La legge 11 gennaio 1996, n. 23 attribuisce infatti specifiche responsabilità in materia di edilizia scolastica a Comuni, Province e Città metropolitane. Diventa quindi essenziale, sottolinea il CNDDU, un coordinamento effettivo tra scuole ed enti locali quando l’installazione richieda lavori o adeguamenti degli impianti.
Nel quadro rientra anche il tema della sicurezza negli ambienti di lavoro. Il decreto legislativo 81 del 2008 comprende il microclima tra gli agenti fisici da prendere in considerazione nella valutazione dei rischi. Per il Coordinamento occorre tuttavia mantenere ben distinti gli obblighi relativi alla valutazione e alla gestione delle condizioni di rischio dalle responsabilità legate agli interventi strutturali e manutentivi sugli edifici.
L’obiettivo, dunque, è evitare che i 20 milioni si traducano in una semplice sommatoria di acquisti. Lo stanziamento potrebbe diventare anche uno strumento per fotografare le reali condizioni del patrimonio scolastico italiano, individuare gli edifici più vulnerabili, verificare la capacità degli impianti esistenti e calcolare i costi effettivi degli interventi necessari.
Dati che, secondo il CNDDU, potrebbero poi orientare le successive politiche pubbliche e consentire di stabilire priorità concrete. È in questa prospettiva che resta centrale la proposta del programma triennale da 1,5 miliardi di euro: non una stima del costo necessario per climatizzare tutte le scuole italiane, ma una dotazione iniziale per intervenire sugli edifici con le maggiori criticità e coordinare raffrescamento, riqualificazione energetica e adeguamento impiantistico.
Una strategia nazionale avrebbe inoltre un’altra funzione: ridurre le differenze territoriali. La capacità economica di Comuni e Province, osserva il Coordinamento, non dovrebbe determinare scuole capaci di adeguarsi alle nuove condizioni climatiche e altre costrette a rimanere indietro. Le future risorse dovrebbero quindi tenere conto sia delle condizioni tecniche degli immobili sia della capacità finanziaria degli enti proprietari.
Il CNDDU promuove dunque la scelta del ministro Valditara, ma invita a guardare oltre il numero dei dispositivi che verranno acquistati. Il vero risultato sarà misurato dalla loro effettiva possibilità di utilizzo, dai costi sostenuti nel tempo, dal miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici e dalla capacità di indirizzare gli investimenti verso le scuole che ne hanno maggiormente bisogno.
I 20 milioni rappresentano così un primo intervento concreto. La partita più importante comincia però adesso: trasformare una risposta immediata al caldo nelle aule in una politica capace di accompagnare, negli anni, la riqualificazione dell’intero patrimonio scolastico. Non soltanto spendere di più, dunque, ma programmare meglio.