Salute mentale, a Catanzaro una rete di ascolto parte dalle parrocchie
Dal 1° al 10 ottobre incontri sul territorio per contrastare stigma e isolamento e intercettare il disagio psicologico
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Trasformare le parrocchie in luoghi capaci di intercettare il disagio, offrire ascolto e contrastare lo stigma che ancora accompagna la salute mentale. È l’obiettivo del programma promosso dalla Consulta per la Salute Mentale del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Asp di Catanzaro insieme all’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, in occasione della Giornata mondiale della Salute Mentale 2026.
L’iniziativa si inserisce nel tema scelto quest’anno, “Esperienze vissute ascoltate: voci reali, cambiamento reale”, e prevede dal 1° al 10 ottobre una serie di incontri pomeridiani sul territorio diocesano.
Gli appuntamenti interesseranno, tra gli altri, Montepaone Lido, Gasperina, Davoli, Girifalco, Squillace e diversi quartieri di Catanzaro. Al centro ci saranno famiglie, catechisti e operatori pastorali, ai quali saranno proposti strumenti per riconoscere e intercettare situazioni di disagio psicologico ed emotivo.
Il percorso, però, punta ad andare oltre gli appuntamenti di ottobre. Le équipe composte da professionisti, volontari e familiari che guideranno gli incontri resteranno disponibili per organizzare ulteriori momenti di confronto, anche periodici, nelle parrocchie che ne faranno richiesta.
L’obiettivo è costruire nel tempo una rete capillare tra comunità parrocchiali e servizi sociosanitari, coinvolgendo anche gli uffici diocesani interessati, dalla Caritas all’Ufficio Catechistico fino alla Pastorale Familiare e Giovanile.
“Le parrocchie sono spesso i primi luoghi a cui le persone si affidano nei momenti di smarrimento e solitudine. La Chiesa è chiamata a essere spazio di accoglienza incondizionata, un faro di speranza contro l’isolamento”, sottolinea Caterina Iuliano, coordinatrice della Consulta di Salute Mentale del DSMD dell’Asp di Catanzaro.
L’invito alla partecipazione è rivolto a tutti i cittadini e, in particolare, a quanti operano nei settori educativo e pastorale, con l’intento di creare una collaborazione stabile capace di favorire ascolto, inclusione e accesso alla rete dei servizi.